Brutti, sporchi e cattivi

In una miserrima e lurida baracca, costruita con altre sulla collina di spazzatura che fiancheggia San Pietro, a Roma, vive con la  famiglia (la moglie, una decina di figli e una moltitudine di parenti) il vecchio Giacinto Mazzatella, un pugliese verace orbo, cattivo e ubriacone, la cui principale preoccupazione è quella di difendere ad ogni costo, dall’avidità dei familiari il milione (di lire) che gli è stato dato per la perdita di un occhio. Dopo essersi spinto, per salvaguardare il suo piccolo tesoro, fino a sparare su uno dei suoi figli, egli si porta in casa, per far dispetto alla moglie, una imponente prostituta, obbligando la consorte a farle posto nel letto matrimoniale. Furente per l’affronto, la donna “matriarca” organizza, d’accordo con tutta la famiglia, l’avvelenamento del vecchio con del topicida mischiato col sugo di un’abbondante pastasciutta. Giacinto, però, riesce a salvarsi e, per vendetta, dà fuoco alla baracca, senza peraltro causare vittime; la vende, poi, a una famiglia di calabresi, provocando una zuffa che si conclude con l’ingresso nella baracca anche dei nuovi arrivati.

Insomma una pellicola, di Ettore Scola, del 1976, che potremmo definire “all inclusive” dove tutti, cani e porci, assassini e cornuti, ritrovano una loro dimensione, dove ormai vero e falso, giusto ed ingiusto, non esistono più.

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