RIFIUTI ZERO per tutta l’Area Metropolitana Milanese

Noi tirocinanti di uno studio di architettura di Sesto San Giovanni (Giovanni, Simone, Mattia, Laura. Paola), sotto la guida di un tutor esperto, a completamento di un lavoro iniziato parecchi anni fa; abbiamo elaborato un progetto ambizioso ma realizzabile per conseguire rifiuti zero nell’Area Metropolitana Milanese, a partire da Sesto San Giovanni.

Sesto San Giovanni produce enormi quantità di rifiuti, nell’Anno 2009 i dati dichiarati alla Camera di Commercio di Milano sono : Raccolta indifferenziata – Tonnellate annue 21.368,42; Raccolta Differenziata – Tonnellate annue 18.678,93; Totale Tonnellate di rifiuti raccolti nell’anno 2009 = 40.047,35. Quindi la raccolta Differenziata è pari al 46,64% del totale. La parte residuale di rifiuti, dopo il riciclo, pari al  53,36%viene incenerita nel Termovalorizzatore della società CORE che gestisce la raccolta dei rifiuti a Sesto San Giovanni e nei comuni del consorzio (Cormano, Cologno Monzese, Segrate, Pioltello), Moltissimi comuni nella Provincia di Milano fanno già ora, nel campo della raccolta differenziata, molto meglio di Sesto, ad esempio Cusano Milanino che supera da 10 anni il 65% di raccolta differenziata (comune premiato più volte come “Comune Riciclane”). La città di Sesto S.G., di 81.033 abitanti (al 31.12.2008), produce soprattutto rifiuti da abitazioni, ma ha anche moltissime aziende, parecchie attività commerciali, alcune istituzioni, le scuole e da poco anche le università . Così, quando Sesto San Giovanni genera rifiuti non è solo a casa, è soprattutto nelle attività commerciali e industriali, sulle strade, ma anche per la scuola, nei trasporti pubblici, ecc.. Si ha produzione di rifiuti anche durante gli acquisti nei negozi e nei supermercati, o durante il lavoro; oppure a giocare, avendo Sesto S.G. molte strutture ricreative, quali parchi, luoghi di sport. La città genera moltissime tonnellate al giorno di spazzatura e rifiuti riciclabili dal settore residenziale e parecchie tonnellate al giorno di scarti putrescibili (trash-food), carta sporca, e contenitori riciclabili, dal settore commerciale. Vengono anche prodotti giornalmente moltissimi rifiuti e detriti da costruzione e demolizione di edifici, strade, ecc..

Se questo è vero per Sesto San Giovanni, lo è anche per Cormano, per Rozzano e così via, e soprattutto per Milano. In tutta l’Area Metropolitana Milanese i rifiuti, ed il loro riciclo,  stanno diventando, sempre più un problema sociale, anche sanitario. L’inquinamento da polveri sottili, sempre più grave, si accentua ulteriormente con la presenza di inceneritori ed i cittadini, sempre più consapevoli, non accettano di buon grado la dislocazione di queste macchine infernali nei loro territori comunali. Eppure i rifiuti, se riciclati con accortezza, sono una risorsa, una preziosa materia prima da cui si può anche guadagnare, oltre che preservare l’ambiente. Inoltre trattare questo tema a livello di area Metropolitana, consentirebbe delle sinergie, che si tradurrebbero sicuramente in un contrazione dei costi per lo smaltimento e la raccolta.

Risulta quindi fondamentale valutare i dati provinciali, in merito alla raccolta differenziata

Per quanto attiene il recupero di materia riciclabiledai rifiuti prodotti si segnala che il 46,8%(corrispondenti a 946.352 t) della produzione totale è stata oggetto di raccolta differenziataper l’avvio a recupero o a smaltimento in sicurezza. Il dato medio provinciale è sicuramentepenalizzato dal risultato conseguito dal Comune capoluogo (32,7%); se si considera ilterritorio provinciale con l’esclusione di Milano, il dato di recupero sale infatti al 55%.

I Comuni che superano il 50% di raccolta differenziata (obiettivo della Legge Finanziaria vigente per il 2009) sono 166, corrispondenti al 53,6% della popolazione residente in provincia. In generale sono i Comuni di minori dimensioni a conseguire i maggiori livelli di recupero.

La produzione complessiva di rifiuti urbani (RU) della provincia di Milano nell’anno 2008 è stata pari a 2.024.176 tonnellate, di cui il 46,8%, ovvero 946.352 t, sono state raccolte con modalità differenziata e avviate al recupero di materia. Il quantitativo di rifiuto differenziato comprende anche i rifiuti ingombranti avviati al recupero di materia, che contribuiscono alla percentuale di RD per circa l’1,1%. Gli ingombranti totali raccolti nel 2008 ammontano a 105.116 t, pari al 5% della produzione totale di RSU: il quantitativo avviato a recupero di materia corrisponde a 22.727 t, mentre la restante quota, pari a 82.389 t, viene avviata a smaltimento.  Il flusso residuo è quindi costituito dalle terre da spazzamento stradale pari a 63.779 t (3,2%)  e dai rifiuti indifferenziati che ammontano a 931.656 t (46%).

La produzione specifica relativa alla popolazione residente (3.906.726 abitanti nel 2008) è stata pari a poco più di 518 kg/abxa (chilogrammi/abitante per anno). Dei quantitativi totali prodotti 242,2 kg/abxa sono stati avviati a raccolta differenziata (compreso il flusso di ingombranti a recupero), mentre complessivamente sono stati avviati a smaltimento 275,9 kg/abxa.

Considerata la specificità del Comune di Milano è interessante valutare, separatamente dal restante territorio provinciale, la produzione di RU del capoluogo, in cui risiede il 33,3% della popolazione della provincia e nel quale si produce il 37% dei rifiuti complessivi.

In particolare si può osservare che sia la produzione annua procapite del capoluogo, sia la  quota di rifiuti indifferenziati destinata a smaltimento sono superiori rispettivamente di più di 55 kg/abxa e di circa 121 kg/abxa rispetto ai valori medi provinciali, dati che indicano sia una maggiore produzione che un minore contributo procapite alla raccolta differenziata. Conseguentemente a ciò, si può osservare, come, a fronte del 46,8% di raccolta differenziata rispetto alla produzione di RU complessiva rilevabile per la provincia, la stessa percentuale per il Comune di Milano sia stata nel 2008 pari al 32,7%,. Se invece si considera la provincia escluso il capoluogo, la percentuale di raccolta differenziata aumenta sino al 55%. Quindi la Provincia, l’Area metropolitana, fa molto meglio del capoluogo per quanto riguarda la raccolta differenziata.

Il progetto può nascere solo se in grado di innescare la consapevolezza dei cittadini, come a New York (USA), oppure a Vedelago (TV), o ancora meglio a Freiburg im Brisgau (Germania), la nostra proposta . UN PIANO DEI CITTADINI PER CONSEGUIRE “RIFIUTI ZERO” mira a modificare, nel corso di un tempo relativamente breve,  l’attuale sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti in corso a Sesto San Giovanni ed in tutta l’Area Metropolitana Milanese, che tra l’altro utilizza l’incenerimento indiscriminato dei rifiuti. Il Piano propone un programma di riduzione dei rifiuti prodotti, per chiudere a zero in 10 anni, attraverso una combinazione di prevenzione dei rifiuti, riutilizzo, riciclaggio e compostaggio, formazione di cittadini, dei dirigenti ed amministratori. Questo piano non solo mira a ridurre e infine eliminare la spesa di incenerimento dei rifiuti dalla città, ma sarà anche possibile ottenere, mediante la sua applicazione sistematica, un significativo risparmio di Euro dal riciclaggio dei rifiuti, per creare nuove industrie e nuovi posti di lavoro, proprio a Milano ed in tutta l’Area Metropolitana, che si occupano di : separazione dei rifiuti, trattazione rifiuti (tipo l’umido o la plastica, ecc.), ideazione di nuovi involucri per i prodotti (visto che Milano è la Capitale italiana del Design), centri studi e ricerca nel campo dei rifiuti e delle materie prime riciclate, ecc..

Gli elementi principali e centrali del Piano Cittadini per Rifiuti Zero a Sesto San Giovanni, ed in tutta l’Area Metropolitana di Milano:

1 – Stabilire un obiettivo “Rifiuti Zero” per tutta l’Area Metropolitana, già nel 2020, cioè in 10 anni a partire da oggi. Ovviamente coordinando tale attività con i comuni dell’Area metropolitana e con gli operatori attualmente attivi nei vari comuni.

2 – Rafforzare ed aumentare il programma di riciclaggio esistente, mediante tecniche e metodologie oggi ampiamente diffuse in Europa ma anche in Italia (modello Vedelago).

3 – Costruire un progetto, inizialmente necessariamente dei contratti con enti esterni, e poi gestendo direttamente o in partnership con società private, le infrastrutture necessarie per il riutilizzo, il riciclaggio ed il compostaggio.

4 – Stabilire un programma di istruzione permanente (addetti, amministratori, cittadini, ecc.) per formare una “squadra” di persone specializzate (a diversi livelli) nella di prevenzione del riciclaggio dei rifiuti rendendoli un bene sostenibile. Istituire dei programmi per affrontare le piccole parti del flusso di rifiuti riciclati, tipo : la carta, il metallo, il vetro ed il riciclaggio delle materie plastiche, dato che producono sempre dei quantitativi che non possono essere ri-utilizzati.

5 – Cambiare la nostra attenzione da incenerimento e smaltimento dei rifiuti, per passare a comprendere lo sviluppo economico nel senso del completo riciclaggio, intendendo il rifiuto come una risorsa: creando posti di lavoro nuovi con il riciclo/re-invenzione dei materiali che sono stati recuperati dal nostro flusso di rifiuti.

6 – Ridurre al minimo l’impatto ambientale e garantire che gli oneri e benefici del sistema rifiuti zero (zero waste) siano equamente distribuiti.

7 – Ottenere, almeno in tre tappe il conseguimento dei “Rifiuti Zero”, in cui si aumenta progressivamente la diversificazione della raccolta dei rifiuti. I tre periodi periodi di tempo che potrebbero essere :

•          da oggi a tre anni passare dal 46,8% (2008), a livello Area Metropolitana/Provincia, del riciclaggio attuale, al 60%, iniziando una raccolta porta a porta più differenziata, più efficiente e costante. Iniziare un percorso formativo permanente in merito (addetti, amministratori, cittadini, ecc.). Introduzione della raccolta e della trattazione dell’umido;

•          nei tre anni successivi passare al 75%, attraverso un maggiore coinvolgimento dei cittadini, ed attuando, localmente le prime attività di trattazione diretta dei rifiuti separati. Il metodo da introdurre sarà quello tipo “Centro Riciclo Vedelago”.  In questa fase saranno agevolate le raccolte di rifiuti riciclabili anche con appositi macchinari da collocare nei supermercati (Metodo Pfand con bonus) ed i negozi a Km zero/alla spina. Durante questo periodo si potrà considerare (come avvenuto in altre esperienze similari) lo spegnimento e/o riconversione degli attuale Forni Inceneritori/Termovalorizzatori operativi sul territorio (e la loro trasformazione a centrale di produzione calore a gas);

•          nei 4 anni successivi, conseguire l’obbiettivo di “Rifiuti Zero”, 100%, ciò riguarderà tutti gli ambiti di riconversione dei rifiuti per tutti i settori residenziali, istituzionali e commerciali. Si applicherà al massimo  la metodologia del “Centro Riciclo di Vedelago”, spingendosi anche oltre. Tutte le attività della filiera dovranno essere spinte al massimo dell’efficienza : prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, compostaggio e digestione anaerobica controllata (raccolta contestuale umido e defecazioni animali con finalità anche di produzione di biogas come avviene a San Francisco), messa al bando di prodotti con contenitori poco efficienti dal punto di vista del riciclaggio, incentivazione spinta dei negozi a Km zero ed alla spina, ecc.. Si dovranno qui approntare dei CENTRI DI RICICLO E SMALTIMENTO RIFIUTI, che sono stati ipotizzati come dei luoghi di lavorazione, trattazione e produzione di materie prime a partire dai rifiuti. Dei centri ecosostenibili, in grado di produrre anche energia, con i loro depuratori, gli uffici, i centri di ricerca, laboratori, spazi museali e di formazione. Se ne ipotizzano due in tutta Milano, uno a Nord e uno a Sud, in grado di gestire i rifiuti di un’Area Metropolitana di oltre tre milioni di residenti.

Il meta progetto sottostante, rappresenta quello che potrebbe essere il layout del “Centri di riciclo e smaltimento rifiuti” operativo in zona 9, alla  Bovisa, scelta non casuale in quanto dotata di aree dimesse, in grado di offrire adeguate superfici al progetto ed inoltre terra di confine con i comuni limitrofi.

Passiamo ora a descrivere per punti i principali provvedimenti che i cittadini, perseguendo questo progetto, propongono di  attuare per conseguire in 10 anni “Rifiuti zero” in tutta l’Area Metropolitana. Tutti i provvedimenti qui descritti partono da una considerazione di fondo, i rifiuti non devono più essere visti come un problema da risolvere mediante la loro distruzione (termovalorizzazione), ma come una risorsa, una riserva di materie prime e di oggetti riutilizzabili

1 – PREVENZIONE DEI RIFIUTI

La prevenzione dei rifiuti può assumere molte forme, molti approcci. E di solito comporta la modifica o l’acquisizione di abitudini “diverse” per ridurre i rifiuti alla fonte, che consentano ai rifiuti, di evitare di diventare, in primo luogo, “rifiuti”, e di divenire “risorse”. Piuttosto che dedicare energie, personale e finanziamenti per lo smaltimento, la prevenzione dei rifiuti, favorisce uno sguardo alla parte precedente, “quella di prima che l’oggetto diventi rifiuto”. Di solito ci sono due categorie di approccio all’attività di prevenzione dei rifiuti:

  • eliminando i rifiuti prima che questi si generino, in modo che essi non abbiano bisogno di essere raccolti per lo smaltimento.
  • cambiando il disegno o la fabbricazione dei prodotti e soprattutto dei loro imballaggi.

E ‘importante distinguere questi due tipi di attività di prevenzione della formazione dei rifiuti, perché sotto la prima categoria vi è un grande apporto che i  residenti possono fare da subito per ridurre i rifiuti che riduce significativamente lo smaltimento. Il secondo tipo di attività comporta in genere un dialogo diretto con le aziende ed i centri commerciali ed i supermercati e potrebbe richiedere più tempo. Tuttavia, i cambiamenti in fase di progettazione sono volontariamente già attuati da alcune aziende, si tratta di orientare i cittadini in tale direzione, mediante una comunicazione “mirata” a tale scopo.

La prevenzione dei rifiuti è considerata la più  efficiente e solida opzione di gestione dei rifiuti da parte dell’Amministrazione Pubblica, perché elimina completamente la necessità di gestire i rifiuti. Essa fornisce quindi maggiori benefici ambientali, e il massimo risparmio nei costi di smaltimento. Si potrebbe quindi indirizzare, una parte del denaro che si potrebbe risparmiare con tale azione, in attività di formazione e comunicazione in tale senso, visto che si tratta di attività applicabili da subito.

Ancora più importante, alcune iniziative di prevenzione dei rifiuti richiedono solo una volta gli investimenti in formazione e comunicazione,  dato che poi danno risparmi sui costi di smaltimento, anno dopo anno, e la comunicazione e la formazione in tale direzione avviene come “passaparola” tra gli utenti. Quindi l’investimento iniziale si ripaga in pochi anni.

Nonostante il chiaro vantaggio di prevenzione dei rifiuti, la città è stata riluttante a investire in essa e ad oggi non si è riusciti a prendere un impegno sostanziale e costante alla prevenzione “seria” dei rifiuti. In parte ciò è dovuto sia ad una mentalità che si concentra esclusivamente sulle attività di prevenzione dei rifiuti che comportano cambiamenti nella progettazione e produzione di prodotti e packaging, e una certa riluttanza a usare i rimedi legislativi a livello comunale, che vietino l’adozione di determinati prodotti. Un altro motivo è il fatto che mentre i costi dei programmi di prevenzione dei rifiuti sono evidenti, i vantaggi della prevenzione dei rifiuti sono spesso difficili da quantificare.

Nel settore residenziale, possono essere attuate delle campagne di informazione tese a fare in modo che gli acquisti, siano mirati a contribuire, al fine di ridurre i rifiuti, per esempio, incoraggiando la gente a scegliere prodotti con meno imballaggi. La riduzione della posta indesiderata e strumenti di affitto di attrezzature ed apparecchiature, invece di acquistare cose che si potrebbero usare di rado, può anche ridurre significativamente i rifiuti. La prevenzione dei rifiuti nei settori istituzionali e industriali è molto simile. Esempio: acquisto stampanti e fotocopiatrici che utilizzo per stampare su entrambi i lati della carta.  Ciò è una misura di prevenzione dei rifiuti (carta, toner) .

Un elemento chiave dei programmi di prevenzione dei rifiuti è il continuo aggiornamento delle informazioni sulla composizione del flusso dei rifiuti. Dettagliati studi composizione dei rifiuti dei settori rifiuti domestici, istituzionale e commerciale, devono essere costantemente realizzati,  in grado di identificare i “bersagli migliori” per i programmi di prevenzione dei rifiuti. I prodotti utilizzati e sprecati sono in continuo cambiamento, ad esempio, i telefoni cellulari sono attualmente un grave problema dei rifiuti elettronici.

Si può fare molto per attuare programmi di prevenzione dei rifiuti nel breve termine. Strategie a lungo termine richiedono cambiamenti politici e anche legislativi. Una forte politica di prevenzione dei rifiuti è fondamentale per un sistema a “Rifiuti Zero”. Se il Comune adotta gli adeguati incentivi economici e politici e fornisce formazione e assistenza tecnica, la  prevenzione dei rifiuti sarà un risultato naturale. Ad esempio, se estesa legislazione responsabilità del produttore è adottato, quindi le imprese dovranno trovare modi per rendere prodotti e confezioni che sono meno tossici e dispendiosi. Ad esempio, quando il programma EPR tedesco per il packaging è stato messo in atto, i proprietari dei marchi importanti hanno immediatamente riprogettato gli imballaggi e per eccesso hanno messo in vendita dentifrici e deodoranti senza scatola (dal 1994). Allo stesso modo, una direttiva europea dell’elettronica è la guida ai fabbricanti per eliminare i materiali tossici negli involucri dei computer (EU-INFORM, 2003).

Molti “attori” al di fuori della tradizionale infrastruttura di gestione dei rifiuti, come l’acquisizione di funzionari, designer e progettisti, dovranno essere coinvolti in maniera sapiente. Pertanto l’adozione di una prevenzione dei rifiuti efficace richiede una struttura di gestione che ha la capacità di lavorare in molte realtà diverse, ed anche essere sempre attenta a modificare le proprie strategie in funzione della mutabilità dei rifiuti stessi. Un vasto programma di prevenzione dei rifiuti di Sesto San Giovanni, comprenderà i seguenti elementi:

  • Una rete di coordinatori di quartiere, che dovrà proporsi come forza di educazione e sensibilizzazione e per organizzare la prevenzione dei rifiuti. Si tratterà di  progetti, realizzati da gruppi di volontari (pensionati, giovani disoccupati, ecc.) come cantiere di vicinato / vendite portico (vendita di oggetti riciclati dai rifiuti), block party zero rifiuti (eventi in cui si spiega la tecnica della raccolta differenziata ai cittadini in maniera gioviale ed informale), e gli eventi di raccolta elettronica (lavoro in rete atto a sensibilizzare e raccogliere rifiuti) .
  • Prevenzione dei rifiuti in Enti, Istituzioni e Scuole: personale (esperto) e risorse per sostenere acquisti ambientali e dei rifiuti di audit condotta, e il finanziamento per attuare progetti di prevenzione dei rifiuti, come la conversione delle mense ad una filiera ecologica,  per eliminare gli oggetti da lavoro monouso e favorire l’uso di : stampanti duplex o triplex  (fotocopiatrici, fax, scanner), estendere l’uso di cartucce per stampanti da riutilizzare, ecc..
  • Business Prevenzione: una maggiore assistenza tecnica e piccoli finanziamenti ed incentivi per attuare progetti di prevenzione dei rifiuti, come i cambiamenti di processo per ridurre l’eccesso di utilizzo di materiali.
  • Legislazione: studio di legislazioni comunali, regolamenti, statuti, mirati sulla raccolta differenziata ed il conseguimento di “Rifiuti zero”.
  • Responsabilità estesa del produttore: sulla base dei risultati degli studi di composizione dei rifiuti identificare gli elementi per i quali i produttori potrebbero essere richiesto di assumere maggiore responsabilità attuando una riprogettazione di ciò che producono onde evitare la produzione di rifiuti inutili.

2 – RIUSO / RIUTILIZZO

Riutilizzare è alla base del concetto di recupero di materiali e prodotti adatti ad un uso finale simile. Si tratta di prendere prodotti utili, come mobili, libri, elettrodomestici, scartati da coloro che non li vogliono più, e li ridistribuirli a chi ne ha bisogno. In contrasto al concetto di riciclaggio, che recupera i materiali per la trasformazione, il riutilizzo recupera il prodotto originale. Il riutilizzo, quindi, implica in primo luogo la raccolta e la ridistribuzione dei beni. Riparazione è un concetto che si inserisce spesso nelle operazioni di riutilizzo, quando i beni durevoli hanno bisogno solo di piccole riparazioni per essere di nuovo pienamente funzionanti.

Ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di oggetti ed elementi perfettamente funzionanti,  vengono gettati via nell’Area Metropolitana Milanese, con un costo enorme per i contribuenti e le imprese.

Il riutilizzo è una strategia che ha benefici enormi per situazioni come quelle dell’Area Milanese a molti livelli. Elimina i rifiuti, riduce i costi di smaltimento dei rifiuti, e conserva l’energia ed i  materiali impiegati per produrli. Riutilizzo offre anche grandi benefici per le persone a basso reddito, le organizzazioni non profit, e altri che operano con budget ristretti, che possono avere accesso a prodotti e materiali di qualità. Il valore dei beni ottenuti per questi gruppi attraverso operazioni di riutilizzo sarà complessivamente molto ingente. Come una strategia di sviluppo economico, il sostegno ad operazioni di riutilizzo, mette denaro nell’economia locale, piuttosto che mettere i soldi in società specializzate, magari fuori dalla regione, che li smontano e li riciclano. Allo stesso tempo, il valore educativo delle operazioni di riuso è enorme. La gente vede in un modo molto concreto il valore delle merci in recupero, e non solo nel loro smaltimento. Il riuso può riguardare oggetti, elettrodomestici, libri, ecc, ma anche cibo, materie prime, ecc..

3 – RICICLAGGIO

Complessivamente i programmi  di riciclaggio per materiale, hanno sempre un certo successo, l’esempio più classico è costituito dal vetro, dalla carta, dall’alluminio, cartone, lattine, plastica, PET. Ciò è in gran parte dovuto alla grande sostegno e l’entusiasmo per il riciclaggio da parte dei cittadini, che nel caso di questi prodotti facilmente si rendono disponibili ad un riciclaggio ed ad una selezione di buona qualità.

Il successo di riciclaggio non deve fare perdere di vista gli ostacoli principali alla realizzazione di un programma di riciclaggio globale per tutta l’Area Metropolitana. Per arrivare a zero rifiuti, dobbiamo rafforzare e stabilizzare il programma esistente, e quindi espandere capillarmente ed ottimizzare ulteriormente il riciclaggio oltre  che insegnare a catturare più materiali.

I programmi di riciclaggio sono una componente importante di ogni sistema Rifiuti Zero. Un elemento critico per la stabilizzazione del programma attuale è lo sviluppo di mercati per il vetro e gli altri materiali già oggi riciclati nella città. Inoltre, per arrivare a “zero rifiuti”, i nostri programmi di riciclaggio devono essere più aggressivi e mirati inserendo ulteriori materiali, ed anche la raccolta dei materiali già in atto deve essere più mirata.

Arrivare a zero coinvolgerà più materiali di riciclo e il riciclaggio sia in casa che lontano da casa. Molte altre realtà hanno aggiunto alla raccolta di tutte le materie plastiche, del tessile, del vetro, anche la ceramica. Inoltre, il riciclaggio di lavoro e in spazi pubblici può essere notevolmente migliorato. In molte città, contenitori per il riciclaggio sono fornite fianco a fianco con i cassonetti nelle stazioni di trasporto pubblico e su strade pubbliche. E, le aziende potrebbero fare un lavoro molto migliore di riciclaggio se le infrastrutture commerciali di riciclaggio sono stati migliorati.

Al fine di raggiungere rifiuti zero, il Comune deve porre una maggiore enfasi sulla educare il pubblico, i dipendenti della città, e le imprese sia per quanto riguarda l’importanza del riciclaggio e la meccanica di come farlo nel modo giusto.

Riciclaggio Implementare in spazi pubblici

Al fine di massimizzare il riciclaggio, la città deve offrire la possibilità per le persone a riciclare lontano da casa. Sempre più dei nostri materiali più riciclabili vengono inviati a discariche e inceneritori perché sono generati in spazi pubblici in cui l’utente ha poche o nessuna occasione da riciclare. Per esempio, il tasso di riciclaggio per le lattine di alluminio e bottiglie di soda di plastica è stato in costante diminuzione, perché le bevande analcoliche sono spesso consumati in viaggio. Ogni giorno tonnellate di carta pregiata vengono gettati via nelle stazioni della metropolitana e sulle strade. Comunità in tutto il paese stanno lavorando per sviluppare nuovi metodi di riciclaggio in spazi pubblici.

4 – COMPOSTAGGIO

Il compostaggio è un processo naturale che trasforma la materia organica in un fertilizzante per l’arricchimento del suolo. Ci sono una moltitudine di opzioni di gestione per il compostaggio. L’implementazione di più ampia scala del compostaggio, dovrebbe coinvolgere una varietà di programmi su misura e specifici per ogni quartiere, per ogni abitazione, e specifici per ogni materiale organico. Il compostaggio può essere effettuato sia ‘in loco’, in un cortile, o in un giardino, oppure presso delle strutture centralizzate. Nell’Area Metropolitana Milanese, si dovranno utilizzare entrambi. Tuttavia, massimizzando il compostaggio in loco, si ha il doppio del vantaggio, riducendo i costi di raccolta e smaltimento, ed l’eliminando gli impatti ambientali, dovuti al fatto si dover raccogliere e trasportare il materiale organico.

Alcuni materiali organici, come i rifiuti da giardino, foglie e alberi di Natale, devono essere oggetto di appositi, programmi di raccolta stagionale, mentre altri, come i rifiuti alimentari, devono essere raccolti tutto l’anno e più pienamente integrati nel sistema di raccolta della città o dell’Area Metropolitana.

Ad oggi, nell’Area Metropolitana di Milano, gli sforzi di recupero di rifiuti organici, sono molto diversi e diversificati a seconda del comune dove avvengono. Comunque nella maggior parte dei casi, la raccolta dell’organico, non avviene per niente. Spesso sono limitati alla raccolta delle foglie ed ad un compostaggio familiare, che si svolge nelle zone dove si ha la maggiore diffusione di villette con giardino.

5 – SVILUPPO ECONOMICO

Un programma di zero rifiuti può essere un elemento trainante per lo sviluppo economico. Un beneficio chiave di targeting raggiungendo rifiuti zero (o molto vicino ad esso) è che si tende a mantenere le risorse materiali e di euro all’interno del territorio Metropolitano e danno un beneficio immediato all’economia anche con la creazione di posti di lavoro. Al fine di raggiungere il potenziale di sviluppo economico di un futuro a zero rifiuti, l’Area Metropolitana, deve cominciare a vedere un programma di zero rifiuti come un driver per la creazione di occupazione e di sviluppo economico, non semplicemente quindi come un piano di gestione dei rifiuti. Questi obiettivi dovrebbero essere riflesse nei prossimi 20 anni di Città del Piano di gestione dei rifiuti solidi. I centri di reimpiego, riciclaggio parchi industriali e gli impianti di compostaggio proposto nella relazione, generano posti di lavoro.

6 – ISTRUZIONE

Una volta che le infrastrutture necessarie e la gestione sono a posto, la sfida chiave per raggiungere rifiuti zero, è motivare un cambiamento dei comportamenti individuali. Una formazione efficace e diffusa è la chiave di questo fondamentale cambiamento. Il primo passo per l’esecuzione di rifiuti zero deve essere di carattere educativo. Cioè, prima di ricevere una multa, per conferimento non corretto o altro, un residente o un lavoratore (sia esso un libero professionista o una società) devono essere informati di quello che hanno fatto male e come possono evitare una multa per il futuro. Il progetto relativo all’istruzione dovrà seguire i seguenti capisaldi :

  • Aumentare la partecipazione tra gli individui che vivono, lavorano e fruiscono la città;
  • Aumentare la consapevolezza e la comprensione di tutti per i programmi di zero rifiuti;
  • Aumentare il tasso di corretta separazione dei rifiuti e farlo tendere a zero. Fornire in merito un’istruzione mirata, dalla  definizione dei criteri di separazione fin dall’imballaggio, fino ad una migliore qualità dei materiali per facilitare il riciclo, il riutilizzo e il recupero soprattutto di organici;
  • Valutare i risultati educativi ed acquisire dei feedback da utilizzare per la programmazione futura.

Un programma completo di istruzione dovrà comprendere, come minimo, i seguenti elementi attuati e finanziate in modo coerente:

  • Mass Media e Scuole: pubblicità attraverso la stampa, annunci sulle pensiline dei mezzi pubblici, annunci nella metropolitana che sono molto efficaci a raggiungere le masse con messaggi semplici. Molte città hanno collaborato con le industrie private che dipendono da materiali riciclati, come le industrie di carta e plastica, per finanziare gli annunci che promuovono il riciclo. Va notato che questo approccio da solo non sarà efficace a insegnare agli abitanti dell’Area Metropolitana Milanese a ridurre, riutilizzare, compostare e riciclare correttamente, quindi dovrebbero essere combinati con l’educazione di tutta la comunità mediante apposite riunioni pubbliche. Inoltre, il Comune dovrebbe fare il riciclaggio, il compostaggio, il riuso e la prevenzione dei rifiuti nelle scuole di istruzione obbligatoria.
  • Campagne Shopper: Il “Salva il denaro e anche l’ambiente”, avviato soprattutto dalle città USA della West Coast, nella zona di San Francisco Bay, combina stampa, affissioni e pubblicità radiofonica, ed anche con apposite  prescrizioni per il riciclo sulle di etichette dei prodotti, per promuovere la prevenzione dei rifiuti e uso di prodotti riciclabili e imballaggi. E poi l’educazione di Quartiere: l’educazione più efficace, in particolare su come riciclare, riutilizzare o compostare, o che cosa fare con un elemento particolare, è spesso una persona del quartiere, istruita all’uopo, che conosce perfettamente il progetto rifiuti zero.
  • Campagne mirate: campagne di educazione mirate per il pubblico e per gli addetti delle aziende, sono “chiave” per conseguire zero rifiuti. Campagne specifiche dovrebbero concentrarsi sul riutilizzo e la prevenzione dei rifiuti, così come si attua correttamente il riciclaggio ed il compostaggio.
  • Valutazione e Ricerca: il parere dei cittadini e la ricerca educativa devono essere utilizzati per valutare e informare continuamente i programmi educativi, e per rimuovere tutte le barriere alla partecipazione.
  • Istruzione universitaria: le università statali dovrebbero essere incoraggiate a sviluppare programmi appositi di certificazione e di laurea per i gestori dei rifiuti zero.

7 – ESECUZIONE

Per raggiungere rifiuti zero (o molto vicino ad esso) gli abitanti dell’Area Metropolitana dovranno essere tutti ispirati, preparati ed avere gli strumenti necessari per ridurre, riutilizzare, riciclare e fare il compostaggio, come non hanno mai fatto prima. Mentre l’educazione e gli incentivi finanziari in grado di fornire l’ispirazione, l’applicazione è un elemento di fondamentale di importanza strategica per garantire un futuro a zero rifiuti.

L’esecuzione del riciclaggio, deve diventare come un fattore motivante, non deve essere trascurato, marginalizzato, ma fatto diventare una cosa importante. Studi sul comportamento hanno dimostrato che gli incentivi monetari, sia positivi (premi) e negativi (multe), sono forti motivatori, sono efficaci, soprattutto se combinati con altri fattori motivazionali, come l’istruzione continua. Inoltre, l’applicazione dei requisiti per la raccolta e per il riciclaggio in adeguate aree di stoccaggio, ben disegnate e progettate, con contenitori di design, soprattutto negli spazi pubblici e negli  edifici plurifamiliari e condominiali, possono effettivamente eliminare le barriere alla partecipazione.

Anzi, è nell’interesse dell’Area Metropolitana, utilizzare tutti gli strumenti disponibili per incoraggiare e consentire ai residenti di attuare al meglio il riciclo, il riutilizzo e il compostaggio, in modo corretto. Solo così si può garantire il successo di un programma di rifiuti zero. Tuttavia, non dobbiamo trascurare il fatto che le multe  possono essere un prezioso strumento di miglioramento delle entrate, e possono anche contribuire a finanziare un programma di rifiuti zero.

8 – TRASPORTO

Il traffico veicolare sia degli abitanti (che conferiscono rifiuti alle riciclerei) che dei mezzi pubblici (per la raccolta dei rifiuti), possono creare congestione ed emissioni atmosferiche, rappresentano una sfida enorme di salute ambientale in una città come Milano e tutta l’Area Metropolitana, che sono già pesantemente inquinate. In qualsiasi sistema dei rifiuti zero, il sistema dei trasporti deve essere ben compreso ed analizzato, e gli impatti ambientali opportunamente ridotti al minimo, per quanto possibile. Fortunatamente, un piano per raggiungere rifiuti zero è in grado di offrire notevoli vantaggi per la riduzione dei chilometri percorsi dai camion per la raccolta, visto che la differenziata, lavorata sul luogo, consente una riduzione notevole delle emissioni atmosferiche, allo stesso tempo, poiché riduce la produzione di rifiuti, riduce anche ulteriormente tali emissioni. Tuttavia, in qualsiasi configurazione di programmi di prevenzione dei rifiuti, il riuso e il riciclaggio, un investimento sui mezzi di trasporto sarà necessario, in particolare per acquisire camion ibridi, a gas ed elettrici, perché è anche così che si dà un “segnale preciso” al cittadino che si deve occupare del riciclaggio e della separazione .

9 – FINANZIAMENTO

Nella pianificazione di un futuro a rifiuti zero, il Comune, ed in questo caso anche la Provincia devono fornire finanziamenti sufficienti e coerenti per la prevenzione dei rifiuti, riutilizzo, riciclaggio e compostaggio. Finanziamente che peraltro percepiscono dal sistema di tassazione sui rifiuti (T.A.R.S.U) . Ad oggi, tutta l’Area Metropolitana ha visto dei programmi di finanziamento sul riciclaggio, non essenziali, e soprattutto, non ha individuato “rifiuti zero” come la sua missione principale. Banalmente la missione fino ad ora è quella di mantenere le strade della città pulita e sbarazzarsi di spazzatura. Tagli di bilancio e poi ripristini parziali sono stati un segno distintivo del programma di riciclaggio di tutte le città dell’Area Metropolitana.

Efficienza ed efficacia, pari a zero, la gestione dei rifiuti richiede una certezza di disponibilità di finanziamenti che non può essere garantita se i bilanci sono soggetti a revisione annuale ed a continui adeguamenti a seconda dello stato dell’economia, delle entrate fiscali e del sentimento politico. Mentre il risparmio a lungo termine dei programmi di zero rifiuti possono essere molto significativi, molti programmi richiedono diversi anni di investimenti prima che i risparmi si vedano. Di conseguenza, un riesame dei costi e dei benefici di tali programmi deve essere, a più lungo termine, di un anno di bilancio.

Un modo per fornire un finanziamento stabile per rifiuti zero, è quello di assicurare un flusso costante di finanziamenti adeguati per rifiuti zero, è quello di passare dal concetto di tassazione a metro quadrato (sull’immobile oggetto della produzione dei rifiuti), ad una tassazione al chilogrammo di rifiuto conferito. Questa rivoluzione in merito al sistema di tassazione è essenziale per lo sviluppo di un sistema per il futuro, che farà risparmiare soldi e creerà posti di lavoro.

E poi un progetto, reale, credibile, quasi esecutivo, con relativi costi (realizzato da un tirocinante del Politecnico di Milano , Mattia Savioni), che renda visibile RIFIUTI ZERO, che lo renda palpabile, comprensibile da tutti, esperti e non. Ecco quindi quì sotto un abstract di una delle due strutture, da collocarsi nell’Area metropolitana, affinchè sia possibile conseguire RIFIUTI ZERO. Un progetto di un centro che lavori i rifiuti (tutti i rifiuti : plastica, vetro, metallo, carta, ecc.) per renderli materie prime da vendere sul mercato internazionale, come a Vedelago e soprattutto a Friburgo. Un progetto di un quartiere produttivo, dedicato al riciclaggio dei rifiuti, con 4 piste di lavorazione, per riciclare tutti i rifiuti, con parti a laboratorio di ricerca, zone museali, spazi didattici. Ogni struttura consentirà di trattare i rifiuti prodotti da circa 2 milioni di persone. Un complesso con edifici eco-sostenibili, con i tetti piani verdi e gli impianti fotovoltaici, il riciclo completo delle acque di scolo, ecc., da collocarsi i prossimità di grandi arterie urbane. Costo dell’intervento 9,5 milioni di euro, poco di più dei 6 km della pista ciclabile tra Molino Dorino ed il sito dell’Expo 2015, che dovrebbe costare 6,5 milioni di euro.

La localizzazione dei due centri di trattamento dei rifiuti

La planimetria del quartiere produttivo RIFIUTI ZERO alla Bovisa di Milano

Render del quartiere produttivo per conseguire RIFIUTI ZERO in zona Bovisa


Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

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