Impronta Eco-logica

Trenta novembre duemiladieci, ore diciannove. Corso Matteotti quattordici, Milano, Teatro San Carlo. Fuori nevica in maniera sporadica, però fa un freddo pungente. Dentro, nel teatro, un omino dalla mascella volitiva, in abito grigio e cravatta, distribuisce microscopici pieghevoli in lingua inglese. E’ lo svizzero Wackernagel Mathis che di lì a poco ci aggiornerà sul significato di “impronta ecologica”. Prima ci intrattiene amorevolmente sull’utilizzo del volantino pieghevole, spiegandoci che una volta spacchettato, risulta impossibile ricondurlo alla forma originaria; poi ci racconta della sua cravatta, che di solito non indossa dato che: “Separa la testa dal cuore”, un gentile omaggio della Barilla, per la quale sta partecipando ad un convegno a Parma.

Il termine “impronta ecologica” è stato concepito nel 1996 da  William Rees e Mathis Wackernagel. Dal 1999 il Wwf (Wild worldwide Found) periodicamente calcola, aggiornandola, l’impronta ecologica nel suo Living Planet Report. Nell’ anno  2003 Mathis Wackernagel e altri studiosi hanno dato l’avvio al Global Footprint Network, che ha l’obbiettivo di migliorare la misura dell’impronta ecologica delle varie nazioni (e quindi di tutto il pianeta) e di conferirle un’importanza similare a quella del prodotto interno medio lordo. Il Global Footprint Network collabora attualmente con oltre 22 paesi tra cui :Francia, Germania, Italia, Australia, Brasile, Canada, Cina, Finlandia, Svizzera, ecc., e con autorità locali, università, istituti di ricerca, associazioni, ecc..

In Italia l’impronta ecologica è stata e viene calcolata non solo per l’intera nazione, ma anche su scala regionale e locale. L’impronta ecologica, misura l’area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria per rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana e per assorbire i rifiuti corrispondenti. Utilizzando l’impronta ecologica, è possibile stimare quanti “pianeta Terra” servirebbero per sostenere l’umanità, qualora tutti vivessero secondo un determinato stile di vita.

Confrontando l’impronta di un individuo (o regione, o stato) con la quantità di terra disponibile pro-capite (cioè il rapporto tra superficie totale e popolazione mondiale) si può capire se il livello di consumi del campione è sostenibile o meno. Per calcolare l’impronta relativa ad un insieme di consumi si mette in relazione la quantità di ogni bene consumato (es. grano, riso, mais, cereali, carni, frutta, verdura, radici e tuberi, legumi, ecc.) con una costante di rendimento espressa in kg/ha (chilogrammi per ettaro). Il risultato è una superficie. Per calcolare l’impatto dei consumi di energia, questa viene convertita in tonnellate equivalenti di anidride carbonica, ed il calcolo viene effettuato considerando la quantità di terra forestata necessaria per assorbire le suddette tonnellate di CO2. Sebbene l’approccio sia ampiamente utilizzato, esso è anche oggetto di molte critiche.

http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/footprint_basics_overview/

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