Building Waste

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 115 del 19 maggio 2006, il Decreto Ministeriale n° 186 del 5 aprile 2006, che modifica il DM 5 febbraio 1998 concernente l’individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero, di fatto ha snellito, nel corso del tempo,  la procedura per lo smaltimento dei rifiuti dei cantieri edili.

Tra le norme introdotte, vi fu la possibilità di utilizzare i “rifiuti costituiti da laterizi, intonaci e conglomerati di cemento armato e non, comprese le traverse e traversoni ferroviari e i pali in calcestruzzo armato provenienti da linee ferroviarie, telematiche ed elettriche e frammenti di rivestimenti stradali, purché privi di amianto” (punto 7.1 del D.M. 05 febbraio 1998) anche per recuperi ambientali e per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali e ferroviari e aeroportuali, piazzali industriali.

Lo stesso utilizzo è consentito per gli “sfridi di laterizio cotto ed argilla espansa” (punto 7.4), e per il “conglomerato bituminoso, frammenti di piattelli per il tiro al volo” (punto 7.6). I rilevati e sottofondi stradali potranno contenere anche “terre da coltivo, derivanti da pulizia di materiali vegetali eduli e dalla battitura della lana sucida: terre e rocce di scavo” (punto 7.31).

Il Decreto fissava inoltre le quantità massime dei rifiuti non pericolosi che possono essere trattate in impianti di recupero autorizzati con procedura semplificata; modificando la disciplina della messa in riserva dei rifiuti non pericolosi; introducendo le norme UNI 10802 quale riferimento per il campionamento dei rifiuti, ai fini della loro caratterizzazione chimico fisica, e per i test di cessione sui campioni ai fini della caratterizzazione stessa.

Il decreto adegua la disciplina vigente alla sentenza del 7 ottobre 2004 (C-103/02) con cui la Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver indicato, nelle norme in materia di rifiuti, le quantità massime per le quali era consentito il trattamento in impianti privi di autorizzazione ordinaria, come invece previsto dalla direttiva europea 91/156/CE.

Il processo di riciclo dei materiali edili si articola in quattro grandi fasi:

  1. la formazione del rifiuto di cantiere;
  2. la raccolta dei prodotti dismessi;
  3. il trattamento dei rifiuti;
  4. la ricollocazione nel mercato dei prodotti provenienti dagli impianti di riciclaggio.

Perché l’attività di riciclo sia conveniente è necessario garantire che:

  • esista una buona fonte di approvvigionamento di materiale;
  • risulti positivo il bilancio energetico del processo;
  • esista un mercato in cui collocare il materiale riciclato;
  • l’operazione sia economicamente sostenibile.

Principalmente oggi i materiali di risulta dei cantieri edili, vengono recuperati o separati e conferiti in apposte discariche. Le macerie da demolizione (una volta separata la parte ferrosa) vengono frantumate, vagliate, ed utilizzate come inerti. Comunque ancora oggi nei cantieri edili, c’è ancora molto da fare per riciclare il maggiore quantitativo possibile di rifiuti, ed anche, soprattutto, evitare il formarsi di pericolose polveri volatili ultrasottili, prodotte dalla lavorazioni e dal movimento delle macchine.

Inerti ad uso edile prodotti da frantumazione meccanica di Macerie

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