Thor e i pirolizzatori

Il mio amico Marco mi ha scritto questo riassunto.
Thor (Total house waste recycling – riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia di riciclaggio dei rifiuti sviluppata interamente in Italia si basa su un processo di raffinazione meccanica.

Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro.
Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.

Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, eliminate le componenti inquinanti, sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse,  ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”.

L’impianto è completamente autonomo:  consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.

Il primo impianto sperimentale THOR, attualmente in funzione in Sicilia,  riesce a trattare fino a 8 ton/h e non ha bisogno di un’area di stoccaggio, è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione,  anzi può essere acceso solo quando serve.

Un impianto da 4 ton/ora occupa un max di 300mq e ha un costo medio di 2 milioni di eur.

Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20mila ton di rifiuti
l’anno presenta costi di circa 40 eur per ton di materiale.
Per una identica quantità, una discarica ne richiede 100 e un inceneritore 250 eur.

Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino,
dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche e inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile.

L’impianto THOR è costituito da vari apparati, che hanno lo scopo di separare i materiali metallici, gli inerti e il vetro, i rifiuti contenenti cloro (plastiche PVC) e la successiva macinazione della frazione combustibile per la produzione di CDR.

Secondo quanto dichiarato dal CNR le fasi di lavorazione a cui è sottoposto il rifiuto sono nell’ordine:

  1. frantumazione e vagliatura
  2. separazioni magnetiche dei metalli ferrosi
  3. separazioni dei metalli non ferrosi mediante correnti parassite
  4. separazione degli inerti attraverso una divisione balistica
  5. eventuale separazione e arricchimento di una frazione “compounds” fatta da gomme, PVC e altre plastiche pesanti
  6. macinazione della frazione combustibile dei rifiuti in un mulino micronizzatore, per raggiungere dimensioni submillimetriche
  7. raffinazione del combustibile mediante ciclonatura

Il risultato di tale trattamento è la produzione di un combustibile “micronizzato” (cioè micro-triturato) dal potere calorifico paragonabile a quello del carbone. Durante la fase di micronizzazione, l’acqua contenuta nel rifiuto evapora ed inoltre anche gran parte del cloro (responsabile della formazione di diossine durante la combustione) evapora in forma diacido cloridrico il quale a sua volta riprecipita nelle forme saline NaCl o CaCl2 che vengono sottratte al combustibile mediante ciclonatura.  Tale combustibile è prodotto in forma di polverino, ma può essere pellettizzato e utilizzato nei forni industriali.

Italia leader, insieme all’Australia, nella sperimentazione di Thor, poi dal 2008 in merito a tale progetto non si è saputo più nulla.

http://www.cnr.it…

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

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