Zero Waste…..quello che si può fare

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C’è  un maturo signore, un professore, un chimico geniale d’oltreoceano che da anni propone una soluzione alternativa ed è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze. Si chiama Paul Connett ed è l’ideatore della strategia “rifiuti zero” (zero waste).

Connett racconta così la sua esperienza :“Ventuno anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea, nel nord dello stato di New York, vicino al confine con il Canada. All’inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata. Poi leggendo, ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l’uomo abbia mai prodotto e inoltre, ogni 3 tonnellate di spazzatura, restano 100 chilogrammi di cenere molto tossica (quasi indistruttibile) che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l’inceneritore era la strada sbagliata.”La strategia “rifiuti zero” (zero waste) è un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili.Da allora Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, si è messo all’opera assieme ad una equipe di cittadini, esperti  e ricercatori, per sviluppare e mettere in pratica la teoria del “zero waste” (rifiuti zero). Si tratta di un metodo, sofisticato che coinvolge tutta la filiera della produzione di oggetti (ideazione, imballaggio, uso, dismissione, riciclaggio, ecc.) che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, escludendo dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili e/o concepiti male.“È un metodo che ha come presupposto necessario la combinazione di tre livelli di responsabilità: quella della classe politica, che fa le leggi, quella della comunità, nella fase finale del processo, e quella industriale che invece avviene all’inizio del processo.”È un metodo reale, già applicato, che soprattutto funziona. E non, come in molti pensano, solo nei piccoli centri e nei paesi con forte coesione sociale. Negli Stati Uniti infatti è stato applicato con successo in alcune delle maggiori città (San Francisco, San Diego, New York, ecc.) ed in altre si sta diffondendo a “macchia d’olio” sulla scia dei risultati eccellenti ottenuti. A San Francisco, si è superata in breve tempo la soglia del 75 per cento di differenziazione dei rifiuti.A San Diego si mira perfino al 90 per cento entro la fine dell’anno. Esperimenti simili sono stati fatti anche in Canada e Nuova Zelanda, mentre in Italia solo a Vedelago (centro riciclo Consorzio Comuni del trevigiano) ed a Capannori, un comune di quasi 45 mila abitanti in provincia di Lucca, hanno adottato il metodo “rifiuti zero”.È un sistema, infine, che conviene anche da un punto di vista economico, visto che consente di migliorare la qualità dell’ambiente (gli inceneritori vengono spenti e non se ne costruiscono di nuovi), di recuperare energia (niente viene sprecato o bruciato), di aumentare l’occupazione (nelle attività di riciclo ed ideazione di prodotti e packaging riciclabili), ed inoltre, come illustra lo stesso Connett :“Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia, parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori, ma il problema resta: se bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre spendere nuovi soldi per l’estrazione delle materie prime, per la produzione e così via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e risparmi il quadruplo di energia.”La filosofia dei rifiuti zero (zero waste), in Italia, stenta a prendere piede. Pare, che due dei tre livelli indicati da Connett come necessari all’attuazione della sua strategia siano a questa piuttosto restii, per non dire contrari. Si tratta ovviamente della Politica, primo livello,  e degli Industriali, secondo livello. Resta il terzo livello, i Cittadini. Solo questi, impegnandosi per primi, rivendicando un loro diritto la tutela dell’ambiente e della salute, potranno provare a fargli cambiare idea.

Diamoci da fare che magari si può cambiare qualcosa anche quì a Milano

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